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THE SERIES

NEL REGNO DI FANTAGHIRO’

a cura di Daniele S. Scorrano

darken-81@libero.it

 

C’era una volta, tanto, tanto tempo fa, un regno. Ma non era un regno come tutti gli altri... perchè la sua regina era Fantaghirò, la principessa guerriera...

 

Fantaghirò 1

 

Tutto ha inizio nel 1989, quando il regista Lamberto Bava (figlio del maestro Mario ed instancabile artigiano dell’orrore) viene incaricato da Reteitalia di realizzare una miniserie fiabesca; Bava si rivolge allora allo sceneggiatore Gianni Romoli, chiedendogli di scrivere una storia appropriata. Ispirandosi alla novella di Italo Calvino “Fantaghirò persona bella”, Romoli immagina due regni medievali sconvolti da una guerra plurisecolare, di cui non si ricordano neppure più le origini, immersi in splendide foreste e permeati di magia ed elementi soprannaturali, il tutto a far da sfondo alla romantica storia d’amore fra i due protagonisti: Fantaghirò e Romualdo, principi dei regni in lotta che, con il loro amore, metteranno fine alla distruzione portata dalla guerra. La sceneggiatura viene accettata ed il film entra allora in fase di produzione, con il reclutamento del cast artistico e tecnico, nonché la scelta delle locations in cui ambientare la storia.

Ottima la scelta degli interpreti. Per dare un volto a Fantaghirò, Bava punta sulla semi-esordiente Alessandra Martines, che sino ad allora si era fatta amare dal pubblico televisivo danzando per Pippo Baudo a “Fantastico 7” e che riveste qui il suo primo ruolo da protagonista. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Fantaghirò sembra essere creata su misura per lei e probabilmente la saga non avrebbe ricevuto un’accoglienza altrettanto calorosa con un’altra attrice al suo posto. Interpretare in modo convincente un personaggio così ben caratterizzato come Fantaghirò è vitale per la piena riuscita del film; la giovane principessa è infatti ben lontana dallo stereotipo della principessa fiabesca: è sì bellissima, leale, animata da buoni sentimenti… Però è anche una vera testa calda, infrange tutte le regole, a volte è così orgogliosa e sicura di sé da risultare quasi insopportabile. Ma forse è proprio in questo il suo vero fascino e la sua forza: a differenza di altre candide (ed irreali) icone fiabesche entrate nell’immaginario collettivo, Fantaghirò è pienamente “umana”, vuol vedere le cose a modo suo e fare solo ciò in cui crede veramente. Ed è anche un vero maschiaccio (solitamente la vediamo indossare abiti da uomo ed armature), con quel “caschetto” così assurdo e sbarazzino, diventato un vero e proprio marchio del personaggio.

Nel ruolo di Romualdo abbiamo invece un giovanissimo Kim Rossi Stuart, all’epoca attore emergente e che otterrà proprio con questo film il “lancio” definitivo; anche stavolta, il risultato è ottimo: il personaggio di Romualdo, così romantico e sensibile, si adatta alla perfezione su Kim, che ha davvero un carattere molto simile. Nel cast ci sono altri nomi validi, sia pur poco noti al grande pubblico, come Mario Adorf (il Re Padre), la sensuale ballerina spagnola Angela Molina (la Strega Bianca), Stefano Davanzati (Cataldo) e Jean Pierre Cassell (il Generale - padre del più famoso Vincent, idolo delle ragazzine francesi e marito di Monica Bellucci); gli altri attori sono invece reclutati “in loco” nell’ex-Cecoslovacchia (all’epoca non ancora disgregata), caratteristica in comune con le altre miniserie e probabilmente dettata dalla necessità di contenere i costi di produzione.

Nella scuderia dei tecnici viene reclutato anche Sergio Stivaletti, il più importante creatore di effetti speciali del nostro cinema orrorifico, abituale collaboratore di Dario Argento e successivamente passato dietro la macchina da presa, con film come “Maschera di cera” ed il più recente “I tre volti del terrore”. Il suo contributo ai film della serie consiste soprattutto nella realizzazione delle creature, ma nel corso dei vari episodi si sbizzarrirà con diverse tecniche, dallo stop-motion alla computer grafica, presentando delle sequenze sempre più elaborate. Gli effetti ottici sono invece opera di altri tecnici, alternatisi nei vari film.

Merita una doverosa menzione anche la splendida colonna sonora di Amedeo Minghi, che musicherà tutti i sequel della saga: sono musiche davvero stupende, permeate di atmosfere malinconiche ed oniriche, al punto che, anche chi non apprezza i film di Fantaghirò, ammette comunque che Minghi ha fatto un ottimo lavoro. Particolare menzione merita il brano “Mio nemico”, interpretato da Rossana Casale, storica sigla di chiusura della serie. La soundtrack completa del film è stata anche pubblicata nel 1992 in un cd intitolato “Fantaghirò”. La principessa guerriera ha inoltre ispirato un recital di Minghi, che la critica ha giudicato uno dei suoi migliori lavori di genere e che si intitola “Fantaghirò & Fantaghirò”; accolto con entusiasmo dal pubblico e rappresentato nei maggiori teatri italiani, consisteva in un riuscito cocktail di recitazione e balletto.

Altra scelta felice è stata quella di ambientare il film “nell’ancora selvaggio est-europeo” (come si pubblicizzava all’epoca) e cioè nelle sconfinate foreste della Repubblica Ceca. Come tutti gli appassionati della serie possono confermare, la scelta è stata sicuramente delle migliori e tutti quei boschi nebbiosi ed un po’ cupi finiranno per diventare quasi una sorta di “marchio di fabbrica” della serie, contribuendo a segnarla con una lieve (e probabilmente involontaria) sfumatura orrorifica. Anche i critici più seri hanno infatti notato come i film di Fantaghirò appaiano “perennemente in bilico fra sogno e paura, con atmosfere e scenari che paiono uscire dagli incubi di un bambino”. Secondo molti, ciò è dovuto principalmente all’influenza di Bava che, essendo uno dei più prolifici registi italiani di horror, avrebbe trasmesso anche a “Fantaghirò” le atmosfere a cui era abituato. Anche se può sembrare strano, proprio questo mix fra trame buoniste, a tratti “ingenue” (nel senso più gentile del termine), ed atmosfere semi-orrorifiche, potrebbe essere alla base del successo della serie e del fascino che riesce ad emanare ancora oggi.

Rispetto ai sequel futuri, l’atmosfera è molto più realistica, più “medievale”: la relativa povertà di effetti speciali (imposta anche da un budget poco corposo) ed il ritmo della trama, decisamente più lento che nei seguiti, gli donano un fascino più pacato e raccolto. Alcune scene particolari, inoltre, si notano solo col senno di poi, tipo la sequenza del banchetto di Romualdo, indubbiamente ricostruita con rigore storico: la sala è immersa nella semi-oscurità, appena rischiarata dai giganteschi candelabri posti negli angoli; i commensali mangiano direttamente con le mani, senza alcuna etichetta, gettando gli avanzi direttamente sul pavimento, dove i cani se li contendono famelici; nell’aria si ode la musica dei menestrelli, mentre le ballerine danzano languide e sensuali per i nobiluomini. Il fatto che, nel capostipite, Romoli abbia tentato di essere più attinente alla realtà dell’epoca, si nota anche dal particolare che ci siano un’attenzione maggiore per la condizione della donna ed uno spiccato femminismo, che andranno poi sfumando col tempo. Le donne sono infatti trattate alla stregua di “animali domestici”, devono preoccuparsi unicamente di “cucinare, ricamare… servire gli uomini”. L’erede maschio è ciò che più conta, al punto che il Re Padre arriverà quasi ad uccidere la neonata Fantaghirò quando scoprirà che si tratta “solo” dell’ennesima femmina…

“Fantaghirò” viene trasmesso da Canale 5 il 22 e 23 dicembre 1991, rivelandosi inaspettatamente un enorme successo, sia di critica che di pubblico (gli ascolti volano oltre i sette milioni di spettatori). La stessa cosa succede anche all’estero: il film sarà esportato in ben 78 paesi, ribattezzato con titoli come “Prinzessin Fantaghirò” o “The Cave of the Golden Rose”, incontrando il favore del pubblico soprattutto in Germania, Spagna e Francia (proprio qui, verso la fine degli anni Novanta, genererà persino una discutibile serie di cartoni animati).

 

 

Fantaghirò 2

 

Il progetto del primo sequel di “Fantaghirò” prese il via pochi giorni dopo il successo iniziale. Devo ammettere che, quando seppi che era in cantiere un capitolo due, ne rimasi deluso e contrariato: anche se all’epoca ero solo un bambino, nutrivo già forti preconcetti verso questo genere di operazioni! Ma, durante la visione del film, i miei dubbi si diradarono velocemente: “Fantaghirò 2” è senza dubbio un ottimo seguito. La storia riprende circa un anno dopo gli eventi narrati nel primo film: le nozze di Fantaghirò e Romualdo sono ormai imminenti, ma la perfida Strega Nera, regina di un regno confinante e gelosa della loro felicità, decide di rapire il Re Padre, organizzando una trappola per separare “quei due dolci uccellini che si amano”… Rispetto all’originale, la trama è più scorrevole, maggiormente incentrata sull’azione e gli elementi avventurosi; la morale del primo film, “l’amore vince la guerra”, viene qui sostituita da un più canonico scontro fra bene e male. Anche il sottofondo soprannaturale tende ad allargarsi, con l’entrata in scena di elfi e creature magiche, cavalieri di terracotta riportati in vita, magie e malefici assortiti. Il tutto ben confezionato dalla solida regia di Bava, gli ottimi effetti speciali di Stivaletti e le bellissime musiche di Amedeo Minghi.

Il cast registra qualche piccola variazione; la Strega Bianca non è più interpretata da Angela Molina, ma dalla moldava Katarina Kolajova (attrice famosissima in madrepatria, ma perfettamente sconosciuta all’estero), come pure a Caterina non dà più il volto Ornella Marcucci, ma Barbora Kodetova (ma vi sfido a notare la differenza, le due attrici sono davvero identiche…). Ma la new-entry più interessante del cast è senza dubbio l’attrice danese Brigitte Nielsen, che interpreta la sensuale e nevrotica Strega Nera, cogliendo alla perfezione lo spirito del personaggio e fornendone un’interpretazione auto-caricaturale e volutamente sopra le righe (spalleggiata in questo anche dall’ottimo doppiaggio di Aurora Cancian). Alla sua prima apparizione, la Strega Nera sfoggia un look ispirato a quello della strega cattiva del film Disney “Biancaneve e i sette nani”, oltre a tutta una serie di elmetti e coroncine a dir poco vistosi ed acconciature impossibili. Ed è proprio cattiva, anche se, a tratti, un po’ svanita. Col susseguirsi dei vari episodi, però, man mano che il suo personaggio scivolerà lentamente in secondo piano, la Strega Nera diventerà un sorta di “buffona”, che serve ad intrattenere il pubblico con le sue urla e le sue irresistibili gag (si vedano soprattutto i capitoli 4 e 5, in cui è diventata una specie di cabarettista).

“Fantaghirò 2” è, inoltre, l’unico film della serie in cui è presente un, seppur velato, sottofondo erotico, aspetto incarnato soprattutto dalla sensuale Strega Brigitte che, coi suoi generosissimi decolleté ed i suoi veli vedo-non-vedo, strega il “povero” Romualdo e lo sazia di baci mozzafiato… Da citare anche la sequenza in cui la Strega, sotto le mentite spoglie di Fantaghirò, tenta di sedurre il giovane principe (“perché non mi guardi… non sono nuda sotto la corazza” “se tu vuoi,  posso aiutarti a trovare un dolce riposo”). Ma anche la Fantaghirò vera non è certo da meno: come non restare a bocca aperta per la sua civetteria quando, catturata da Mangialimoni, è costretta ad esibirsi in un sensuale balletto orientale davanti ad una platea di banditi rozzi e volgari, divertendosi a stuzzicare il già arrapato Occhiodoro?

Il capitolo due è importante anche perché vi fanno il loro esordio due piccoli “personaggi”, destinati ad accompagnare la principessa guerriera per ben tre capitoli: sto ovviamente parlando del fido destriero Chiomadoro e della Pietra Tornaindietro. Chiomadoro era presente già nel primo film (Fantaghirò lo rubava ad un mercante per fuggire dal castello), solo che non aveva ancora un nome e non parlava (timidezza, forse?), cosa che comunque non gli impediva di giocare qualche tiro mancino alla sua bella padrona (come quando la lascia appesa ad un albero… A vederle col senno di poi, queste cose sembrano così involontariamente sensate!). Fra l’altro, il cavallo usato dalla Martines durante le riprese è sempre rimasto lo stesso. Per quel che riguarda la Pietra, invece, gli spettatori più attenti noteranno che appariva fugacemente già nel primo film, anche se, narrativamente, non si trattava comunque della stessa Pietra: il fatto è che il suo faccino umanoide era stato modellato con tale efficacia da Sergio Stivaletti da colpire tutto il pubblico e convincere Bava a reintrodurla.

Questo sequel viene accolto molto bene dal pubblico, registrando un successo anche superiore a quello del primo film. Bava e Romoli iniziano allora a realizzare un nuovo seguito all’anno, trasmesso sempre da Canale 5 in concomitanza con le festività natalizie, imbastendo una vera e propria saga fantasy, l’unica di questo genere mai realizzata nel nostro Paese. Fantaghirò diviene ben presto una tradizione di fine anno, quasi quanto il presepe ed il panettone…

 

 

Fantaghirò 3

 

Con “Fantaghirò 3” siamo arrivati all’episodio più bello e riuscito della serie.

Al più potente dei maghi malvagi, il crudele Tarabas, viene profetizzata la sconfitta per mano di un figlio di Re. Non avendo modo di scoprire di chi si tratti, Tarabas pensa bene di rapire i principi di tutta la Terra, compresi i nipotini di Fantaghirò. Ma durante lo scontro con i suoi Samurai, Romualdo resta casualmente vittima di un maleficio, che lo trasforma in una statua di marmo. Fantaghirò, disperata, scopre dalla rediviva Strega Nera che l’unico modo per salvargli la vita è attraverso i poteri del Bacio Impossibile, il bacio dato a… Tarabas!

La trama e l’atmosfera subiscono un netto restyling rispetto ai due film precedenti: ci sono più mostri e creature malvagie, le ambientazioni sono molto più buie, le foreste più minacciose; la colonna sonora di Minghi è totalmente rinnovata per l’occasione, includendo musiche dalle sonorità nettamente più oscure e tenebrose. Il confine fra il fantasy e l’horror diventa sempre più labile, soprattutto a causa del personaggio di Tarabas, marchiato da una tremenda maledizione che lo costringe a mutarsi in bestia e sbranare le persone che ama per mantenere inalterati i suoi malefici poteri. La furbizia dello sceneggiatore è stata quella di non far trapelare alcuna informazione al proposito, se non al momento della trasformazione stessa, cosa che regala allo spettatore un innegabile colpo di scena.

In questo episodio fanno inoltre il loro esordio due personaggi amatissimi dal pubblico: Xellesia, interpretata dalla storica Bond-girl Ursula Andress, ed il bel tenebroso Tarabas, probabilmente il personaggio meglio caratterizzato dell’intera serie e sicuramente uno dei più amati. Per il suo ruolo fondamentale, Bava sceglie lo sconosciuto fotomodello australiano Nicholas Rogers, che diverrà subito un sex- symbol, contribuendo a procurare alla serie legioni di nuove, arrapate fans.

La sceneggiatura è di ferro, ricca di idee originali e coinvolgenti, con un ottimo senso del ritmo ed impreziosita dai magnifici dialoghi fra Fantaghirò e Tarabas; Bava è in stato di grazia, con una regia molto attenta, costellata di inquadrature insolite ed una buona mobilità di macchina (una rilevante fetta di critica considera “Fantaghirò 3” il suo miglior film) e fondamentale è l’apporto di Stivaletti, che stavolta lascia davvero il segno con la bellissima (oppure orrenda, dipende dai punti di vista…) trasformazione di Tarabas, di cui vedete le sequenze in basso, realizzata con un ingegnoso mix fra effetti di trucco, fotografici e

computer grafica. Impossibile non applaudire, infine, l’intensa recitazione di Alessandra Martines, molto più espressiva e calata nel personaggio, rispetto ai due film precedenti.

Insomma, un vero cult-movie, da vedere e rivedere!

 

 

Fantaghirò  4

 

Visto l’incredibile successo riscosso dal terzo film (con punte di oltre otto milioni di spettatori) era inevitabile un nuovo episodio della saga.

Tutti i regni della Terra sono flagellati dalla misteriosa Nube Nera, un ammasso di polvere e vento guidato da tre demoni che porta devastazione ovunque si posi. E’ subito apocalisse, con carestie e pestilenze; anche il reame di Fantaghirò viene colpito e la regina sperimenta a sue spese un’altra caratteristica della Nube: è in grado di “rubare i castelli”, sradicandoli dal suolo e trasportandoli chissà dove. Perso il palazzo con tutto il suo popolo e l’amato Romualdo, a Fantaghirò non resta che recarsi verso Oriente, nel lontano regno di Tohor, da cui la Nube sembra spirare e dove Tarabas, convertito al bene dall’amore per la bella amazzone è andato a fare l’eremita…

Dopo un così bel film come “Fantaghirò 3” sarebbe stato lecito attendersi una caduta di tono nel capitolo successivo… Cosa che NON capita assolutamente! “Fantaghirò 4” è l’ennesimo, coinvolgente e riuscito sequel, che nessun fan della saga dovrebbe perdere! Sempre ispirato Romoli, con una storia dinamica ed avventurosa, ricca di idee, trovate divertenti e splendidi dialoghi; cast sempre in forma, a cui si aggiunge il tedesco Horst Buchholz nel ruolo del supercattivo Darken.

Visivamente parlando, questo è sicuramente l’episodio più bello della serie. Già partendo da alcune locations veramente eccezionali, che spaziano dalle consuete foreste della Repubblica Ceca, alle magnifiche giungle thailandesi ed ai palazzi dell’estremo Oriente, per arrivare agli ottimi effetti speciali. Il budget, andato gradualmente gonfiandosi nel corso dei vari film, permette a Bava di far sfoggio di numerosissimi effetti, soprattutto fotografici, tutti belli e convincenti, con una sola eccezione: il volo delle streghe sulle scope, realizzato in modo decisamente dozzinale e pasticciato. Quella sequenza fu tra l’altro caratterizzata da notevoli problemi tecnici, tipo la Nielsen che non poteva sedersi sulla scopa e per la quale fu realizzato una sorta di “trespolo” in modo che potesse almeno riposarsi durante le pause.

Fra i retroscena della lavorazione, va citato anche un incidente sul set accorso all’attore Nicholas Rogers, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche. Durante le riprese nella giungla thailandese, infatti, il giovane attore cadde accidentalmente in una splendida piscina naturale… Il problema? L’acqua era a dir poco gelida e lo sbalzo di quasi quaranta gradi rischiò di provocargli un infarto polmonare!

Nel ruolo del “bello”, comunque, Nicholas Rogers ha ormai totalmente soppiantato Kim Rossi Stuart, ma la cosa curiosa è che Kim non ha assolutamente partecipato alla realizzazione del film. Romualdo continua sì ad esistere, ad essere teoricamente importante per lo svolgimento della storia, ma in realtà il suo ruolo sta nettamente scivolando in secondo piano (aspetto che già si delineava nel film precedente, soprattutto a causa del rifiuto dell’attore di calarsi nuovamente nei panni del bel principe). L’espediente narrativo è stato quello di camuffarlo sotto le mostruose sembianze del malinconico Fiodor e quando, nel finale, lo si vede di persona, quella scena è stata solo tagliata dal primo film e doppiata diversamente…

Comunque, tutto fila al meglio ancora una volta, Bava e Romoli sono riusciti a regalarci un altro film divertente ed appassionante, da vedere tutto d’un fiato. Eppure, “Fantaghirò 4” è stranamente considerato, da una piccola fetta di fans della saga, un mezzo passo falso, al pari del successivo “Fantaghirò 5”, e questo a causa di una trama che poco aggiunge allo schema narrativo già consolidato dai film precedenti ed alla mancanza di sostanziali novità.

 

 

Fantaghirò 5

 

“Non ci lasceremo più… e nessuno ci potrà separare… ora sono veramente felice”.

Con queste parole, pronunciate da Fantaghirò al termine della sua più difficile lotta contro l’infernale Darken, si chiudeva il quarto capitolo delle avventure della principessa guerriera. Parole che, a molti fans della saga, suonarono come un addio; e quando, l’anno successivo (1995), invece dell’ormai tradizionale nuovo capitolo giunse “La meravigliosa storia di Fantaghirò”, film di montaggio che riassumeva i primi tre capitoli della serie, il dubbio divenne certezza. E invece, il colpo di scena avvenne nel 1996, quando fu improvvisamente annunciato il tanto agognato capitolo cinque. Prima di dilungarmi nella recensione di quest’ultimo film, c’è un piccolo preambolo che vorrei fare.

Dal ’91 al ’94, per 4 film e quasi 800 minuti complessivi di pellicola, Bava & Romoli erano riusciti nel difficile compito di mantenere elevati gli standard qualitativi della serie. Molte saghe scadono vistosamente già dal secondo film, ma in questo caso ci trovavamo di fronte ad una serie che continuava felicemente, senza scadere sensibilmente nel corso degli anni. Al costante successo di pubblico, cominciava però ad accostarsi una certa perplessità per via dello sviluppo troppo rigido nella struttura della trama; ogni episodio, per quanto vario e divertente, non faceva che riprendere lo stesso cliché, la stessa intelaiatura di fondo, “difetto” che divenne particolarmente evidente col quarto capitolo, scontentando una fetta di appassionati. E’ evidente che Gianni Romoli, nello stendere la sceneggiatura di “Fantaghirò 5” (a volte chiamato anche “Il ritorno di Fantaghirò”), si sia trovato dinanzi ad un bivio: riproporre allo spettatore un copione già visto, rischiando di stancare, oppure gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo. Ed è così che l’autore ha l’idea di una nuova trilogia da dedicare alla sua principessa guerriera, con una trama che, sia pur articolata in tre film auto-conclusivi, andrà evolvendosi gradualmente nel corso delle tre pellicole. Ma dei film previsti, ne è stato realizzato uno solo, “Fantaghirò 5” appunto, che si trova in tal modo ad essere l’episodio conclusivo della serie, ma senza essere stato concepito come tale, col risultato di chiudere la saga in modo del tutto innaturale e “monco”.

Durante una cavalcata, Fantaghirò viene rapita da un gruppo di briganti assoldati dalla Strega Nera e rinchiusa nei tetri sotterranei di un castello; la sua eterna nemica la avverte che la farà decapitare, sperando in tal modo di recuperare i suoi poteri per opporsi all’orco Senzanome, un misterioso nemico che viaggia da un mondo all’altro a bordo del suo galeone volante, cercando di conquistarli tutti col suo esercito di cavalieri di frutta e verdura. Tuttavia, poco prima dell’esecuzione, Fantaghirò viene salvata dalla Pianta dei Desideri e trasferita nel regno dell’Altrove, un mondo parallelo dove non esistono la violenza né le armi, ma che è stato appena attaccato proprio da Senzanome. Fantaghirò, allora, si appresta ad affrontare il nuovo nemico, con l’aiuto della fattucchiera Asteria e del mercenario Aries…

La ricerca di novità è evidente sin da subito: sono stati tagliati i ponti narrativi con i film precedenti ed è stato cambiato addirittura il mondo in cui tutto è ambientato; i nemici di turno sono decisamente insoliti: un orco di legno che mangia bambini per diventare umano, cavalieri di verdura, mele cannibali e pesci assassini. Anche visivamente il film prende di gran lunga le distanze dagli altri, ambientato com’è fra le giungle di Cuba.

Eppure, qualcosa non funziona: lo si nota sin dall’inizio, dall’atmosfera, dal ritmo stranamente lento. In realtà, “Fantaghirò 5” si rivela ben presto poco riuscito, singolarmente noioso (altro che “la sua più grande e pericolosa avventura!”). Se la prima puntata è perlomeno guardabile, la seconda è una vera sofferenza, in pratica lo spettatore subisce inerme buona parte della pellicola, ridestandosi di tanto in tanto a causa di qualche sequenza tremendamente ridicola, capace di lasciarlo a bocca aperta (due per tutte: la marmellata “che non salta” e la morte di Gurdalak). Che fine hanno fatto tutte quelle trovate originali e divertenti, che facevano volar via le tre ore di visione? Malgrado tutto, qua e là qualche buona sequenza si può ancora trovare (anche perché dietro le quinte ci sono pur sempre gli stessi autori dei capitoli precedenti), tipo la scena in cui Masala si introduce nel galeone e viene catturato dall’orco (scena che regala addirittura un “bus” inaspettato) oppure lo scontro finale, in cui Fantaghirò rischia di essere fatta a pezzi a colpi d’ascia, senza tralasciare che la leggerezza con cui si parla di bollire e mangiare esseri umani non può non procurare perlomeno un sottile senso di disagio. Ma è veramente troppo poco.

Il grigiore della sceneggiatura non è purtroppo compensato neppure dagli altri aspetti del film. Partiamo dalla recitazione. Ad eccezione di Alessandra Martines (sempre dolcissima e bellissima) e Brigitte Nielsen (che gigioneggia come non mai nei panni della Strega Nera, risultando forse la cosa migliore dell’intero film), che dire di tutti quegli irritanti bambini, di Michaela May e dell’esordiente Luca Venantini, che si fanno letteralmente odiare per le loro pessime interpretazioni? Ma la Palma d’Oro al ridicolo involontario la vince senza ombra di dubbio Remo Girone, con la sua patetica interpretazione dell’Orco Senzanome (“uuumaaanooo…”, che ridere, ahinoi!). Già il suo personaggio non è dei migliori (con un pessimo look alla “Capitan Uncino”, quelle guanciotte rosse e la ridicola parruccona tutta boccoli che lo rende ancora più grottesco), ma Girone lo ha ammazzato letteralmente (e non me ne voglia il bravissimo attore, che con questo ruolo ha commesso forse l’unico passo falso della sua carriera!). Può anche darsi che questo personaggio così nero (la critica ci ha letto riferimenti alla pedofilia e all’anoressia) funzioni abbastanza sulla sceneggiatura, ma il modo in cui è stato portato sullo schermo non convince proprio.

Come se non bastasse, risulta un po’ deludente anche la colonna sonora. Le nuove musiche composte per l’occasione da Minghi non possono certo dirsi brutte, ma non reggono il paragone coi brani classici della saga ed il modo in cui legano col film non convince proprio (le musiche in questione, unitamente a quelle di Fantaghirò 2, 3, 4 e delle altre serie fantastiche di Bava sono state pubblicate nel 1996 in un cd intitolato “Il fantastico mondo di Amedeo Minghi”).

Ma la vera bastardata del film, quello che ha fatto letteralmente imbestialire i tanti fans della saga, è stato il finale, con Fantaghirò che, come se nulla fosse, decide di voltare le spalle al suo regno e all’eterno amore Romualdo. Ma come, dopo aver lottato contro mille nemici, senza arrendersi neppure nelle situazioni più disperate pur di ritrovare i suoi affetti e la sua casa, con tanta leggerezza e semplicità Fantaghirò decide di mandarli tutti al diavolo? E’ coerente, mi chiedo, col suo carattere e col suo passato, l’improvvisa scelta di non tornare più indietro, abbandonando fra l’altro i suoi cari nel dolore di non rivederla mai più e non sapere neppure che fine abbia fatto?

Non sorprende, quindi, che questo capitolo abbia raccolto ascolti bassissimi (poco più di tre milioni di spettatori, quando gli altri episodi non erano mai scesi sotto i sette) e che, in conseguenza di ciò, Mediaset abbia tagliato i finanziamenti alla serie, lasciando legioni di fans delusi e sconsolati in tutto il mondo… Degli altri film previsti non sono mai stati sviluppati neppure i soggetti, perché non c’era la minima intenzione di realizzarli. Cominciavano ad andare di moda le serie realistiche, tipo “Un medico in famiglia”, che costavano pochissimo ed avevano grande successo, e così Fantaghirò è stata sepolta per sempre…

 

FINE???